Giovani e criminali in Tv: il limite che non c’è
Romanzo criminale il film, come la serie televisiva sono stati un successo ed è un dato di fatto: i fan club su Facebook impazzano, le critiche della stampa sono tutte più che positive. Per questo motivo Rai Cinema e Cattleya hanno deciso di far girare a Stefano Sollima altre dodici puntate per fare una seconda serie della fiction.
Il sindaco della capitale Gianni Alemanno ha parlato di Romanzo Criminale come causa aggravante della violenza nelle periferie: “anche operazioni culturali come la serie tv Romanzo criminale o altre simili non hanno aiutato, ma hanno lanciato atteggiamenti e modi di fare sbagliati. I giovani non vanno lasciati soli e faremo di tutto per stare nelle periferie”. Una simile dichiarazione non poteva che sollevare polemiche. Riccardo Tozzi, produttore di Romanzo criminale la serie, parla della fiction come di una cartina tornasole che ha il solo difetto di rappresentare la realtà: “questo tipo di osservazioni sono periodiche, ma la tv semmai riflette quello che c’è in giro, non crea nulla”, e ricorda “reprimere la rappresentazione della violenza non significa annullarla nella realtà, ma semmai moltiplicarla”. C’è da domandarsi se sia stata proprio quella serie in TV a scatenare un surplus di violenza nei giovani. Da decine di anni si vedono sulle televisioni delle nostre case film e serie televisive saturi di ferocia e disumanità con il sangue e la violenza che scorrono a fiumi. Quindi, se si volesse attribuire la colpa di tutto ciò alla televisione e ai suoi contenuti si dovrebbe imputare la colpa dell’aumento del consumo di cocaina al film Carlito's way o Scarface, gli incidenti stradali a Fast and Furious, le violenze sessuali a Rocco Siffredi.
Da sempre leggiamo libri, riviste, fumetti, ascoltiamo musica, guardiamo tv e cinema, giochiamo con videogame ricchi di contenuti a volte forti per non dire violenti.
C’è da fare allora un atto di coraggio: affermiamo che per la maggioranza dei casi il problema della grave perdita di valori della gioventù non sia tanto da imputare alla televisione, quanto piuttosto dell'ambiente familiare incapace di fare fronte alla sconcertante perdita di senso di interessi e di vitalità da parte dei giovani.
Che i ragazzi siano facilmente plagiabili dal mezzo televisivo è fuori discussione, ma dare tutta la colpa ai media o a certi prodotti mediali sembra superficiale e troppo semplicistico. E’ evidente invece che oggi troppo spesso manchi un tessuto familiare che sia in grado di trasmettere ai giovani dei valori quali: il rispetto comune, la solidarietà, la collettività. Insomma, i media sono solo una parte del problema, ma non tutto. E’ necessario discutere con i propri figli, creare un ambiente familiare favorevole e ben disposto al dialogo. Avere il coraggio di toccare con il dibattito in famiglia ogni argomento, solo così si arriverà a far capire ai propri figli che può e deve esserci una differenza tra guardare Romanzo Criminale e diventare un criminale da romanzo. L’educazione spetta ai genitori, non solo alla tv.
Angelo Ceccarelli
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