ANALISI DEI FENOMENI SOCIALI
Sicurezza: la distanza tra realtà e percezione della realtà
Sulla rivista del Ministero dell’Interno Amministrazione civile, in una ampia relazione, Bordigon e Diamanti sostengono la tesi secondo la quale dal 2000 ad oggi i reati sono in calo, mentre è aumentata la paura dei cittadini e il loro senso d’insicurezza.
Esiste dunque una distanza tra la realtà e la percezione della realtà che spinge molti a limitare la propria libertà per paura dell’altro. Giuseppa De Rita nel 34° Rapporto sulla situazione sociale del Paese parla di una “sensazione diffusa di paura” e di come questa sia percepita come “una emozione che supera la realtà”. Per spiegare tale fenomeno De Rita fa riferimento alla “molecolarizzazione della società” che, tradotto, significa: siamo più emotivi perché più soli, più liberi e più ricchi. Questo paradosso è provato dal fatto che l’angoscia per la criminalità è più grande nel Nord-Est del benessere rispetto al Meridione che non gode degli stessi livelli di ricchezza.
“Il denaro è l’essenza, fatta estranea all’uomo, del suo lavoro della sua esistenza, e questa essenza estranea lo domina, ed egli lo adora”, così il giovane Marx, ancora fortemente influenzato dalla sinistra Hegeliana, nel saggio La questione ebraica individua nel denaro la causa principale della deumanizzazione dei rapporti sociali, determinato da un processo di oggettivazione dello spirito degli uomini. A questa interpretazione del grande filosofo, si riscontra una certa plausibilità con l’odierna società, dove alla base c’è sempre il valore centrale del denaro, vale a dire laddove prevale la logica dell’accumulazione, il territorio, che poi è il deposito di quegli usi, costumi e tradizioni che rendono fiduciario il rapporto fra gli uomini, rischia di sfaldarsi. Il denaro, infatti, avendo libertà di circolazione trans-territoriale, misconosce territori, confini e frontiere che, insieme alla legge, sono stati, fino ad oggi, le maggiori garanzie della sicurezza. E questo non perché, come sostengono alcuni, sono arrivati romeni, albanesi, cinesi, magrhebini, ma perché uno dei risvolti negativi della globalizzazione economica è la de-territorializzazione umana. La globalizzazione, infatti, come ci fa notare Saskia Sassen nel saggio Città globali, tende a concepire le città come luoghi di scambi, concentrazioni di funzioni di comando dell’economia, più che come luoghi di abitazione e di radicamento, per cui nasce la percezione diffusa di abitare in agglomerati sconosciuti, che non hanno tra loro alcun rapporto di fiduciario, e tra i quali rischia di prevalere una sospettosità diffusa che concorre ad annullare ogni vincolo di solidarietà. Ma se i cittadini percepiscono un’insicurezza maggiore di quella documentata dai fatti, allora siamo in presenza di una paura che va oltre i quotidiani delitti e precisamente nel fatto che il territorio non si garantisce soltanto con il controllo delle forze dell’ordine, ma rinsaldando quel tessuto sociale, depositario di usi costumi e tradizioni che rendono fiduciario il rapporto con il prossimo.
di Angelo Ceccarelli

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