OLTRE IL CRIMINE
Turismo criminale: siamo andati oltre i limiti?
Turismo criminale: siamo andati oltre i limiti?
File interminabili fuori dai tribunali, appostamenti nei pressi del luogo del delitto, interesse quasi ossessivo verso episodi di cronaca nera, non tutti sanno che l’insieme di questi elementi ha permesso l’evolversi di un nuovo fenomeno: il turismo criminale.
Le origini del turismo criminale risalgono agli orrori che erano presumibilmente avvenuti nel castello del dottor H.H.Holmes a Chicago nel 1985; ben cinquemila persone si recarono in quell’edificio, sperando di poter vedere quelle che i giornali avevano definito “celle delle torture”, “camere a gas sotterranee” e “stanze dei cadaveri”. Rendendosi conto del potenziale guadagno che si poteva ricavare da questo interesse morboso nei confronti del crimine, nacque questa nuova forma di turismo1.
Una pratica molto diffusa è quella del collezionismo, c’è chi si dedica all’acquisto di oggetti appartenenti a criminali, ormai facilmente reperibili attraverso siti Internet. Tuttavia, al di là del progresso tecnologico, non c’è nulla di nuovo in questo fenomeno; la spettacolarizzazione e l’eroicizzazione della violenza purtroppo esistono da sempre, basta pensare ai criminali crocifissi sulla via Appia nell’antica Roma o ai cadaveri dei fuorilegge esposti nelle vetrine dei negozi.
Non tutti, fortunatamente, ritengono divertente una gita in un posto dove probabilmente sono stati uccisi dei bambini, degli adolescenti torturati o con dei resti di cadaveri femminili stuprati e uccisi.
Per coloro che sono interessati a giri turisti macabri, lo scrittore americano Neal S. Yonover ha redatto “Crime Scene”, una vera e propria guida turistica che fornisce descrizioni, percorsi e altre informazioni riguardanti tutti i siti del paese in cui sono avvenuti famosi omicidi.
In Italia, non credo siano state pubblicate guide turistiche, ma il fenomeno comunque è in crescita. Gli esempi più clamorosi sono stati: il caso di Cogne, il processo di Garlasco, il processo di Erba, dove i protagonisti sono Olindo Romano e Rosa Bazzi, oppure il più recente omicidio di Perugia, dove è stata assassinata la studentessa inglese Meredhit Kerkher.
Altro fenomeno che purtroppo è presente non solo in America, ma anche in Italia, è quello degli ammiratori o ammiratrici che vedono nei colpevoli dei veri e propri idoli, degli esempi da imitare per la tenacia e la forza che hanno dimostrato prima e dopo l’emissione della condanna; ne sono un esempio le lettere che giornalmente riceve Erika De Nardo, la sedicenne di Novi Ligure che nel 2001 insieme al ragazzo uccise madre e fratello, oppure le lettere di ammiratori che riceve Amanda Knox, accusata dell’omicidio della studentessa inglese di Perugia.
Da queste informazioni è chiaro che emergono tanti “perché” e tanti spunti di riflessione. Come al solito non è opportuno generalizzare, perché non tutti sono colpiti da questa particolare forma di ossessione, ma è anche vero che questi nomi ormai fanno parte della nostra quotidianità. Non siamo ancora arrivati ai livelli americani che pubblicizzano i volti dei serial killer su oggetti vari di uso domestico, ma occorre domandarsi se un commercio simile sia legale e se alcuni siti Internet vadano censurati o meno.
Una domanda da porsi è questa:” Credete che sia stato superato qualche limite?”. Se così fosse non è il solo, non occorre affidarsi a qualche oracolo per trovare una risposta a tutto questo.
Clizia Piras
Le origini del turismo criminale risalgono agli orrori che erano presumibilmente avvenuti nel castello del dottor H.H.Holmes a Chicago nel 1985; ben cinquemila persone si recarono in quell’edificio, sperando di poter vedere quelle che i giornali avevano definito “celle delle torture”, “camere a gas sotterranee” e “stanze dei cadaveri”. Rendendosi conto del potenziale guadagno che si poteva ricavare da questo interesse morboso nei confronti del crimine, nacque questa nuova forma di turismo1.
Una pratica molto diffusa è quella del collezionismo, c’è chi si dedica all’acquisto di oggetti appartenenti a criminali, ormai facilmente reperibili attraverso siti Internet. Tuttavia, al di là del progresso tecnologico, non c’è nulla di nuovo in questo fenomeno; la spettacolarizzazione e l’eroicizzazione della violenza purtroppo esistono da sempre, basta pensare ai criminali crocifissi sulla via Appia nell’antica Roma o ai cadaveri dei fuorilegge esposti nelle vetrine dei negozi.
Non tutti, fortunatamente, ritengono divertente una gita in un posto dove probabilmente sono stati uccisi dei bambini, degli adolescenti torturati o con dei resti di cadaveri femminili stuprati e uccisi.
Per coloro che sono interessati a giri turisti macabri, lo scrittore americano Neal S. Yonover ha redatto “Crime Scene”, una vera e propria guida turistica che fornisce descrizioni, percorsi e altre informazioni riguardanti tutti i siti del paese in cui sono avvenuti famosi omicidi.
In Italia, non credo siano state pubblicate guide turistiche, ma il fenomeno comunque è in crescita. Gli esempi più clamorosi sono stati: il caso di Cogne, il processo di Garlasco, il processo di Erba, dove i protagonisti sono Olindo Romano e Rosa Bazzi, oppure il più recente omicidio di Perugia, dove è stata assassinata la studentessa inglese Meredhit Kerkher.
Altro fenomeno che purtroppo è presente non solo in America, ma anche in Italia, è quello degli ammiratori o ammiratrici che vedono nei colpevoli dei veri e propri idoli, degli esempi da imitare per la tenacia e la forza che hanno dimostrato prima e dopo l’emissione della condanna; ne sono un esempio le lettere che giornalmente riceve Erika De Nardo, la sedicenne di Novi Ligure che nel 2001 insieme al ragazzo uccise madre e fratello, oppure le lettere di ammiratori che riceve Amanda Knox, accusata dell’omicidio della studentessa inglese di Perugia.
Da queste informazioni è chiaro che emergono tanti “perché” e tanti spunti di riflessione. Come al solito non è opportuno generalizzare, perché non tutti sono colpiti da questa particolare forma di ossessione, ma è anche vero che questi nomi ormai fanno parte della nostra quotidianità. Non siamo ancora arrivati ai livelli americani che pubblicizzano i volti dei serial killer su oggetti vari di uso domestico, ma occorre domandarsi se un commercio simile sia legale e se alcuni siti Internet vadano censurati o meno.
Una domanda da porsi è questa:” Credete che sia stato superato qualche limite?”. Se così fosse non è il solo, non occorre affidarsi a qualche oracolo per trovare una risposta a tutto questo.
Clizia Piras
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