venerdì 6 novembre 2009

LA PIRATERIA IN SOMALIA

Nell’ultimo anno l’interesse dei mass media riguardo il problema della pirateria sulle coste somale è cresciuto considerevolmente; si tratta di un fenomeno nuovo, o semplicemente di un continuum tra Occidente e Africa nel quale gli interessi economici sulle risorse primarie sono alla base delle dispute tra il più forte e il più debole?


Nel 2008 sono state attaccate 111 navi dai pirati somali che ne hanno catturato 42, incassando un centinaio di milioni di dollari. Nonostante le numerose navi da guerra schierate nell’area, il fenomeno non accenna a diminuire, poiché la difficoltà maggiore è quella di riuscire a coprire un’area marittima che si estende da Gibuti alle Coste del kenya. Dal 2005 molte organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio e L’Organizzazione Marittima, hanno espresso le loro preoccupazioni per i rischi economici e sociali causati dalla pirateria. Per contrastare questa minaccia è stata creata una task force navale internazionale denominata Combined Task Force 150, con il compito di contrastare militarmente l’azione dei pirati.


La pirateria al largo delle coste somale non è un fenomeno nuovo, ma è una minaccia costante alla navigazione tra Europa e Asia fin dalla rivoluzione civile somala dei primi anni novanta. La caduta del governo somalo ha causato degradazione e fame in tutto il paese. Molta della gente che viveva sulla costa sostiene, che nello stesso periodo della rivoluzione civile, navi europee hanno iniziato a comparire al largo delle coste della Somalia, svuotando grossi barili nell’Oceano. Numerosi abitanti si ammalarono, tanto che vennero messi al mondo bambini malformati. La maggior parte di queste scorie proveniva da ospedali e aziende europee, che sembravano essere affidate alla mafia affinché se ne liberasse in modo economico. Più di 300 milioni di tonno, gamberetti, aragoste e altri pesci venivano rubati ogni anno da pescherecci che navigavano illegalmente nelle acque somale. I pescatori locali avevano perso la loro fonte primaria di sostentamento.


Il leader libico Muhammar Ghweddafi, presidente di turno dell’Unione Africana, il giorno 6 febbraio del 2008, è sceso in campo a difesa dei pirati somali affermando che non si tratta di pirateria, ma di autodifesa. Nel giornale keniota “Daily Nation”, Gheddafi aggiunse che (la pirateria è una risposta all’avidità delle Nazioni Occidentali che invadono e sfruttano illegalmente le risorse delle acque territoriali somale)).


La pirateria è un atto criminale che non può essere giustificato, ma conoscere la storia che ha portato alla nascita di questo fenomeno può aiutare a comprendere fino a che punto gli esseri umani sono in grado di spingersi, a causa di quella sete economica che porta gli uomini a rincorrere il fantasma di quell’antica caccia all’oro ( le risorse primarie), all’interno di una cornice di degrado e povertà a cui spesso non si da importanza.


Sara Monsù


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